Un viaggio di ragione, fede e verità

Un percorso di ricerca dalla A alla Z

Una roadmap logica, passo dopo passo, per affrontare gli insegnamenti islamici con razionalità, chiarezza e scopo.

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Il pluralismo religioso e la sfida della scienza

In breve

La religione nell'essenza è una, e il pluralismo religioso è frutto di una deformazione storica; l'Islam è sigillo perché la necessità del rinnovamento delle rivelazioni è venuta meno, mentre scienza e tecnologia sono strumenti al servizio della meta dello spirito, non la sua cancellazione.

Introduzione: la problematica conoscitiva e la domanda dell’epoca

L’essere umano contemporaneo si trova in mezzo a un diluvio di progresso materiale e tecnologico. Questa nuova realtà ha imposto al pensiero umano sfide epistemologiche senza precedenti, e ha generato domande acute sulla utilità della religione e sul futuro della fede. Questa problematica si riassume in due tendenze estreme: una tendenza materialista rigida che vede nella rivoluzione digitale, nell’intelligenza artificiale e nell’ingegneria genetica la cancellazione del bisogno del cielo, sicché l’essere umano si reputa autosufficiente con la sua forza materiale, senza bisogno di guida invisibile; e una tendenza ristretta che vede nella materia e nel progresso scientifico un pericolo per la purezza dello spirito e la limpidezza della fede, e invoca il ritiro e l’ostilità all’epoca.

Tuttavia, l’approccio razionale sequenziale, appoggiato al profondo patrimonio filosofico e conoscitivo della scuola degli (), presenta una terza tesi coerente e comprensiva. È una tesi che smonta la storia delle rivelazioni, svela la psicologia e la politica latenti dietro la deviazione delle religioni precedenti, e fonda le decisioni della sigillatura divina, per giungere alla formulazione di un’equazione equilibrata che nega lo scontro tra materia e spirito — anzi, che fa della tecnologia e del progresso materiale uno strumento assoggettato al servizio della perfezione spirituale e alla provvisione del tempo necessario per l’elevazione intellettuale ed esistenziale verso Allah, glorificato e altissimo.

1. La legge dell’universalità della guida e la psicologia della deviazione storica

1. L’instaurazione della prova e l’evoluzione delle Leggi

La logica razionale sana parte da un principio fondamentale: il Creatore, glorificato e altissimo, è trascendente al di sopra della vanità, dell’ingiustizia e del favoritismo. Il corollario della giustizia divina assoluta impone di non punire una comunità o di non chiamare a rendiconto un essere umano senza precedente chiarimento e guida; perciò il canale tra il cielo e la terra è stato continuo e ininterrotto lungo tutta la storia umana. Allah ha inviato in ogni tempo e luogo, a ogni popolo e nazione, un messaggero o un profeta o una guida per instaurare la prova compiuta, affinché gli esseri umani non abbiano argomento contro Allah dopo i messaggeri.

Qui occorre distinguere con precisione due concetti:

  • La religione: è l’essenza e il cuore pulsante di ogni rivelazione celeste, una verità unica e fissa che non muta con le epoche (l’unicità divina, la giustizia assoluta, l’elevazione morale, la tutela della dignità umana).
  • La Sharia: è il sistema giuridico, procedurale e devozionale che muta e si evolve secondo le circostanze del tempo e del luogo, tenendo conto delle condizioni ambientali, sociali e dell’evoluzione intellettuale dell’essere umano. Ogni popolo aveva una Sharia adatta al suo grado di maturità intellettuale e alle sue condizioni storiche.

2. Smontare le cause della deviazione e della deformazione

Se la religione è una nella sua origine divina, perché le credenze si sono diversificate e si sono verificate le grandi deviazioni che vediamo oggi? Questa deviazione non è stata casuale; è venuta dal concorso di fattori interni ed esterni, psicologici e politici:

  • Il conflitto tra bene e male e le passioni personali: le religioni nel loro stato puro sono venute per spezzare gli egoismi, proibire l’appropriazione esclusiva della ricchezza e imporre l’uguaglianza morale tra gli esseri umani. Questa tesi si scontra direttamente con le passioni delle anime malate e con l’avidità di individui che cercano un’eccellenza negativa e il monopolio dei privilegi; cominciarono allora i tentativi umani di piegare il testo religioso perché accordasse con il desiderio e la passione personale.
  • Il dominio dei tiranni e dei dispotici: lungo la storia umana, tiranni, re dispotici e detentori di influenza finanziaria e politica hanno compreso che il confronto diretto con la religione poteva essere perdente, perché la religione tocca la natura innata. Perciò ricorsero a una strategia più subdola: «contenere la religione e deformarla dall’interno». Tiranni, predicatori al servizio del potere e beneficiari impiegarono la falsificazione dei giudizi, l’invenzione di legislazioni che giustificavano l’ingiustizia e legittimavano le classi e la tirannia; la religione, nelle loro mani, si trasformò da rivoluzione per la liberazione dell’essere umano in strumento del suo asservimento e della sua anestesia.
  • Il dilemma dell’assenza di documentazione e la psicologia del dissolvimento: nelle epoche remote non esistevano strumenti per registrare le rivelazioni celesti al momento della loro discesa con precisione e conservarle tra le pagine di un libro tramandato. La rivelazione dipendeva dalla memoria orale e dalla trasmissione soggettiva. Con la morte della generazione sapiente e pura che aveva ascoltato il messaggero e assistito alla discesa della rivelazione, cominciò a comparire la «frattura generazionale». La seconda generazione riceve l’idea con minore chiarezza; poi la terza la riceve mescolata a racconti e leggende; e così generazione dopo generazione, per centinaia di anni, il contenuto conoscitivo puro si dissolve gradualmente.
  • Il ritiro sul folklore ereditario: alla fine di questo processo di dissolvimento, la comunità giunge a una generazione che non conosce nulla della verità e dell’essenza della religione per cui fu inviata. A questa generazione non restano che «gusci e apparenze folkloristiche», abitudini, tradizioni e rituali vuoti di ogni profondità spirituale o legislativa. La paradossale ironia storica e sociale è che questi seguaci si aggrappano con ferocia a questo folklore distorto, e praticano deviazione e innovazione senza badare a se lo facciano intenzionalmente o credano sinceramente — per ignoranza accumulata — di essere sulla verità assoluta.

Da qui, razionalmente, le tre religioni celesti oggi documentate (ebraismo, cristianesimo e Islam) sono, in profondità storica, il prolungamento di un unico messaggio continuo. L’Islam non si vede come nemico di chi lo ha preceduto; crede in tutti i profeti e in tutti i libri, ma si presenta come anello correttivo necessario venuto a restaurare e a rimuovere tutte quelle deviazioni e quel dissolvimento folkloristico che avevano colpito le rivelazioni precedenti per opera dei tiranni e della perdita della documentazione.

2. La filosofia della «necessità» e la necessità della sigillatura divina

Dopo questa esposizione storica, la domanda logica si impone: se l’evoluzione umana e la psicologia del dissolvimento impongono il rinnovamento continuo delle rivelazioni, perché questa serie si è interrotta dopo l’Islam? E perché non attendiamo un nuovo messaggero nella nostra epoca?

Gli studiosi e i pensatori della scuola degli () rispondono appoggiandosi alla «logica della necessità»: l’atto di Allah, glorificato sia, è trascendente al di sopra della vanità e del superfluo, e l’invio dei profeti e dei messaggi non è un lusso onorifico; è risposta a una necessità oggettiva richiesta dal bisogno degli esseri umani. Quando questa necessità viene meno, l’atto cessa automaticamente.

La necessità di inviare nuove rivelazioni è venuta meno dopo l’Islam per tre ragioni filosofiche e strutturali:

1. Il raggiungimento della maturità intellettuale e umana (il passaggio dell’umanità dall’infanzia alla coscienza)

Nelle epoche precedenti, l’umanità viveva una fase di «infanzia intellettuale», in cui l’essere umano aveva bisogno di miracoli sensibili materiali e temporanei (come lo spartimento del mare, il bastone di Mosè o la risurrezione dei morti) per convincersi, e aveva bisogno di un profeta diretto che camminasse con lui nei dettagli della vita quotidiana e gli stabilisse giudizi particolari e temporanei adatti ai limiti della sua coscienza.

Con la missione del nobilissimo Messaggero (), l’umanità ha raggiunto «l’età della maturità intellettuale e comprensiva». In questo contesto, il pensatore e filosofo islamico martire Murtaḍā Muṭahharī (1338–1399 A.H. / 1920–1979 d.C.) spiega questa trasformazione nella sua tesi sulla «sigillatura» nel libro L’evoluzione finale, dicendo:

«Le profezie legislative successive assomigliavano alle fasi dell’istruzione scolastica dell’umanità nella sua infanzia intellettuale, in cui l’umanità aveva bisogno di un’istruzione continua e di leggi locali temporanee. Con la missione del nobilissimo Profeta (), l’umanità ha raggiunto la sua maturità razionale, che la qualifica a dispensarsi da nuove profezie, poiché le fu posto in mano un metodo universale fisso che contiene un miracolo razionale continuo e leggi generali ampie per l’ijtihād e l’applicazione alle novità delle epoche.»

Questa struttura legislativa conferisce all’intelletto umano, attraverso lo strumento dell’ijtihād (), la capacità di dedurre soluzioni per ogni novità delle epoche senza bisogno di mutare il testo originale.

2. Risolvere il dilemma della documentazione (la conservazione decisiva)

La necessità correttiva che esigeva l’invio di un nuovo profeta per restaurare la deviazione nata dalla morte della generazione sapiente e dalla perdita del testo è venuta completamente meno nell’Islam. Allah si è incaricato di conservare il nobile Corano () nelle sue lettere e parole con documentazione precisa e trasmissione decisiva:

«In verità, Noi abbiamo fatto scendere il Monito, e in verità Noi ne siamo i custodi.»

E poiché il testo originale puro è conservato, disponibile e non può essere integralmente deformato dai tiranni o dalle vicende del tempo, è caduta la necessità di inviare un’altra rivelazione correttiva.

3. La linea dell’imamato come garanzia vivente di dinamismo e applicazione

La rivelazione legislativa si è interrotta perché il metodo giuridico ed esistenziale si è compiuto; ma la cura divina non ha lasciato l’umanità alle tempeste delle passioni politiche e sociali; ha fatto della «linea dell’imamato» (incarnata negli Imam infallibili della Famiglia del Profeta) il prolungamento intellettuale e funzionale della profezia, ma senza nuova rivelazione legislativa.

La missione dell’Imam infallibile è preservare la religione dalla deviazione sul terreno, chiarire gli aspetti oscuri del testo conservato, applicarlo e smontarlo secondo le «circostanze di ogni tempo e luogo». Dopo la loro occultazione, questa missione è passata alla linea del e dell’ijtihād scientifico fondato sui loro principi e regole.

Il risultato filosofico: dire che l’Islam è l’ultima delle religioni non è una decisione etnica che i musulmani hanno preso per partito preso o per superiorità sugli altri; è una decisione divina salda e la coronazione saggia del cammino della guida umana, dopo che il bisogno e la giustificazione oggettiva (la necessità) di ogni nuova missione sono venuti meno.

3. Negare lo scontro tra materia e spirito (il cosmo assoggettato alla perfezione umana)

Tra i più grandi errori conoscitivi in cui sono cadute le filosofie materialiste moderne (come il materialismo dialettico e l’empirismo estremo) — e che purtroppo hanno condiviso alcune letture religiose superficiali e folkloristiche — vi è l’idea di uno «scontro eterno e necessario tra materia e spirito», o la rappresentazione della religione come nemica del progresso scientifico e del benessere materiale.

Nella profonda visione conoscitiva islamica non esiste alcuno scontro o conflitto tra spirito e materia; l’essere umano è un essere di duplice composizione (soffio spirituale invisibile disceso in un corpo di argilla materiale), e a ciascuna parte corrisponde il suo campo conoscitivo ed esistenziale:

  • Scienza e tecnologia: si occupano del mondo della materia (il mondo del regno visibile), e si fondano sul metodo empirico sensibile per facilitare la vita e abitare la terra.
  • La religione: si occupa del mondo dello spirito e dell’oltre, per conferire all’essere umano la meta, il significato e il vincolo morale.

Il Comandante dei Credenti, l’Imam ʿAlī ibn Abī Ṭālib (23 a.H.–40 A.H. / 599–661 d.C.) (), ha formulato intellettualmente questa teoria equilibrata della materia e del mondo quando udì un uomo biasimare il mondo interamente con una prospettiva monastica che vede lo scontro tra materia e spirito come inevitabile; l’Imam lo rimproverò e gli corresse il concetto, dicendo con parole eloquenti:

«Il mondo è il negozio degli amici di Allah; vi hanno acquistato la misericordia e vi hanno guadagnato il Paradiso.» (Nahj al-Balāgha, Ḥikma 131)

Il mondo e il regno della materia non sono male in sé; sono il «negozio» e l’unica piattaforma materiale disponibile per l’elevazione morale e spirituale.

La filosofia dell’assoggettamento finalizzato

Questo vasto cosmo materiale, con tutte le sue leggi fisiche, energie naturali ed elementi chimici, è «completamente assoggettato all’essere umano» secondo la filosofia coranica:

«E vi ha assoggettato tutto ciò che è nei cieli e sulla terra.»

Ma qual è la meta di questo assoggettamento?

La prospettiva religiosa autentica afferma che assoggettare il cosmo e sviluppare la scienza non serve al «lusso vano» o al consumo ostentatorio cieco, ma è assoggettato come strumento e stazione di sostegno per l’essere umano nel cammino della sua perfezione spirituale e intellettuale. A questo proposito, il martire Muṭahharī afferma nel suo libro L’essere umano e il cosmo:

«L’Islam vede nell’assoggettamento della natura un grande vantaggio; nella visione islamica la materia non è un velo per lo spirito, ma la scala su cui lo spirito sale verso la sua integrazione umana.»

Il modello del progresso medico

Prendiamo la medicina e la tecnologia della cura e della chirurgia come esempio chiaro e profondo: quando la medicina avanza e si sviluppano strumenti diagnostici, terapeutici e l’intelligenza artificiale medica, il risultato diretto è il salvataggio di milioni di vite umane dalla morte e dal dolore, e il prolungamento di una vita sana per l’essere umano.

Da una prospettiva religiosa, questa vita prolungata e questa salute duratura non sono un lusso; sono una «preziosa opportunità temporale e biologica» che consente all’essere umano di restare più a lungo sulla terra per abitarla con il bene, moltiplicare il culto consapevole, recare beneficio all’umanità e salire nei gradi della vicinanza ad Allah. Il medico che passa la notte in laboratorio per sviluppare un farmaco offre all’umanità un mezzo materiale che sostiene la meta spirituale della tutela e della purificazione dell’anima. Il progresso materiale qui si trasforma direttamente in un credito spirituale e umano.

4. La tecnologia come strumento di liberazione intellettuale e cammino verso Allah

Liberiamo il pensiero dai modelli tradizionali e guardiamo al benessere e allo sviluppo tecnologico da un’angolazione filosofica, economica e sociale profonda: qual è la meta essenziale più alta delle invenzioni e delle macchine?

È liberare l’essere umano dalla schiavitù della materia e dall’umiliazione della natura.

1. Spezzare il vincolo della sopravvivenza biologica

Nelle epoche precedenti, l’essere umano trascorreva l’intera giornata — anzi tutta la vita — in fatica muscolare estenuante solo per procurarsi «le necessità fondamentali della sopravvivenza biologica». Percorreva lunghe distanze per l’acqua, passava ore a macinare il grano a mano, consumava tutta la sua energia fisica nell’agricoltura primitiva o nel taglio della legna per il riscaldamento, e tornava a fine giornata fisicamente esausto, senza energia né tempo per pensare, leggere, meditare profondamente o elevarsi spiritualmente. L’essere umano assomigliava a una macchina biologica che girava nella ruota della provvista del cibo.

Il progresso tecnologico e l’automazione hanno spezzato questo vincolo; macchine, fabbriche e algoritmi compiono ora quelle fatiche estenuanti in pochi minuti, con il minimo sforzo umano possibile.

2. Procurare il «tempo eccedente» per le grandi questioni

La meta filosofica vera dietro questa riduzione del tempo e dello sforzo non è spingere l’essere umano verso la pigrizia e il dissolvimento nel rifugio del corpo, ma liberare la sua energia intellettuale e spirituale.

Questa liberazione corporea a fin di libertà intellettuale fu posta dall’Imam Jaʿfar al-Ṣādiq (83–148 A.H. / 702–765 d.C.) () come grande regola filosofica ed economica nella sua celebre dettatura al discepolo nel libro Tawḥīd al-Mufaḍḍal, dove l’Imam smonta la sapienza del movimento, del lavoro e della provvisione di periodi di riposo dell’essere umano, dicendo:

«Rifletti, o Mufaḍḍal, su questi favori che si sono manifestati all’essere umano… Se l’essere umano ottenesse tutto ciò di cui ha bisogno senza fatica e senza spesa, la vita non gli sarebbe gradita… e uscirebbe dall’orgoglio e dall’arroganza verso ciò che ne comporta la rovina. Gli fu dunque moderato il caso con la fatica e il lavoro, per occuparlo da ciò che non gli conviene, e gli restasse un eccedente di tempo libero per ciò che gli è obbligatorio: l’ubbidienza al suo Signore e la riflessione sui Suoi segni.»

Qui l’Imam () definisce chiaramente la meta: creare un «eccedente di tempo libero» in cui la mente e il corpo si liberino, perché l’essere umano si dedichi a ciò che gli è obbligatorio dell’ubbidienza al suo Signore, della riflessione sui Suoi segni e delle grandi questioni dell’esistenza. La tecnologia di oggi è il grande strumento che produce questo «tempo libero virtuoso» sottomettendo la fatica del lavoro corporeo.

3. La crisi della giustizia sociale e il sequestro della tecnologia

Qui giungiamo a un nodo problematico delicato: se la tecnologia possiede questa capacità di liberazione e di procurare «tempo eccedente», perché vediamo l’essere umano contemporaneo più ansioso, più sotto pressione psicologica, più alienato, e che trascorre più ore al lavoro?

Il problema non sta nella «tecnologia» come strumento, ma nella «cattiva distribuzione, nell’assenza di giustizia sociale e nel sistema etico-religioso» che la governa. Il filosofo e fondatore della scuola economica contemporanea, il martire Sayyid Muḥammad Bāqir al-Ṣadr (1353–1400 A.H. / 1935–1980 d.C.), smonta con precisione questo dilemma nel suo libro cardine La nostra economia, dove vede la crisi non nella scarsità della materia o nel dominio della macchina, ma nell’avidità umana e nell’assenza della giustizia, e dice, in sostanza, riguardo al ruolo del progresso materiale e dell’assoggettamento divino:

«La natura è ricca delle sue risorse e delle sue leggi, e Allah l’ha assoggettata all’essere umano perché vi sottometta il bisogno materiale. Se l’essere umano si libera dal dominio del bisogno biologico e della povertà grazie alla scienza e alla giustizia, può emanciparsi dall’argilla e muoversi verso l’Assoluto (Allah). Il progresso scientifico prepara il terreno materiale per l’emergere di una comunità devota ad Allah, in cui l’essere umano si dedichi alla sua creatività intellettuale e spirituale invece di essere prosciugato dal cibo quotidiano.»

Oggi la tecnologia e la macchina sono cadute prigioniere dell’avidità utilitaristica e della pressione delle passioni tiranniche contemporanee; invece di essere usate per ridurre le ore di lavoro e lasciare tempo libero per la coscienza e l’elevazione spirituale, sono state impiegate per aumentare la produzione, moltiplicare i profitti e accumulare ricchezze, mantenendo il lavoratore nella ruota del consumo continuo. Se prevalgono i valori della religione sigillo, la tecnologia sarebbe il più grande aiuto per gli esseri umani, per dedicarsi al culto, alla coscienza e all’elevazione spirituale.

Conclusione: integrazione della bussola e dello strumento

Sulla base di questa sequenza logica salda e delle testimonianze conoscitive, risulta infondato sostenere che il progresso tecnologico abbia cancellato il bisogno dell’umanità della religione o l’abbia resa autosufficiente. Scienza e tecnologia conferiscono all’essere umano «lo strumento, la capacità e l’ampiezza del tempo», ma non possono conferirgli «la bussola, la meta e il vincolo morale». La scienza ci dice come far funzionare la macchina e costruire il missile, ma non può dirci se sia etico usarli per distruggere l’umanità o per abitarla.

La deviazione delle religioni precedenti, attraverso il conflitto tra bene e male, le passioni delle anime, l’intervento dei tiranni dispotici e l’assenza di documentazione che ha condotto al dissolvimento dei contenuti e alla loro trasformazione in folklore, è stata radicalmente prevenuta e curata dal messaggio islamico: un messaggio il cui testo divino è stato preservato dalla deformazione, e che è stato sostenuto dalla linea dell’imamato e dall’ijtihād per accompagnare le epoche.

Questa religione sigillo non è venuta per combattere la materia o per ostacolare la macchina; è venuta a ridefinire la materia come «mezzo di assoggettamento» — come hanno chiarito le narrazioni degli e i detti dei loro studiosi — la cui meta suprema è sollevare la sofferenza corporea dall’essere umano e procurargli tempo e sforzo, perché si muova con piena coscienza, intelletto compiuto e maturità intellettuale verso la sua meta esistenziale più alta ed eterna: il cammino consapevole, la servitù volontaria e l’elevazione continua verso il Creatore, possente e altissimo.