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Custodia

La Famiglia del Profeta (A): dalla scelta divina all'autorità del messaggio

In breve

La Famiglia del Profeta (A), nel lessico coranico e profetico, sono le Genti del Mantello e gli infallibili della discendenza del Profeta (S); Allah ne ha fatto un'autorità pura per custodire la religione e chiarire il Corano dopo il Messaggero di Allah.

Il concetto di «Ahl al-Bayt» (Gente della Casa) rappresenta nel pensiero islamico un punto d’appoggio centrale per comprendere la linea di continuità del messaggio dopo il Profeta sigillo di Allah (). Conoscere chi sia la Famiglia del Profeta (), determinarne i ranghi e confutare le obiezioni che li riguardano è tra le necessità conoscitive per ogni ricercatore della verità coranica e tradizionale.


1. Definizione di Ahl al-Bayt (A) e risposta all’obiezione che vi rientrino i parenti

Alcune tesi cercano di ampliare il concetto di «Ahl al-Bayt» così da includervi le mogli del Profeta () o l’intera sua famiglia e i suoi parenti, appoggiandosi al senso linguistico corrente di «gente della casa», cioè gli abitanti della dimora.

La risposta scientifica all’obiezione

Quando un termine scende nel nobile Corano () associato a una lode particolare o a un rango legislativo come la purificazione, esso passa dal suo significato linguistico generale al suo significato tecnico-legale determinato dalla spiegazione del Profeta (). E vi sono prove decisive dell’esclusione delle mogli da questo concetto più specifico:

  • La prova grammaticale (il contesto e i pronomi): il contesto dei versetti prima e dopo il versetto della purificazione usa il pronome femminile per rivolgersi alle mogli:

«E statevene nelle vostre case.»

«Non siete come nessun’altra donna.»

Ma quando si giunge al versetto della purificazione, il discorso passa al maschile plurale:

«da voi.»

«e vi purifichi.» (al-Aḥzāb: 33)

E ciò dimostra l’ingresso di uomini nel discorso e il cambiamento completo del destinatario.

  • La prova della restrizione effettiva (le Genti del Mantello): i testi autentici, come il Ṣaḥīḥ Muslim e il Mustadrak, riferiscono che il Profeta () avvolse Alì, Fāṭima, al-Ḥasan e al-Ḥusayn () in un mantello e disse:

«O Allah, questi sono la mia Famiglia.»

E quando la sua sposa Umm Salama (28 A.H. prima dell’Egira–62 A.H. / 596–681 d.C.) chiese di entrare sotto il mantello dicendo: «Non sono forse della Famiglia?», il Profeta glielo impedì con garbo e disse:

«Tu sei verso il bene, e tu sei tra le mogli del Profeta.»

E in un’altra versione:

«Resta al tuo posto, e tu sei nel bene.»

Se dunque si fosse trattato di un rango familiare o inclusivo delle mogli, il Profeta non l’avrebbe respinta rimandandola a un’altra lode.

Su questa base, la Famiglia del Profeta nel senso più specifico è l’élite pura la cui obbedienza è imposta, quella che il Profeta () ha designato per testo e ha legato al Corano.


2. I quattordici infallibili (le grandi luci della purezza)

Questo rango comprende quattordici infallibili la cui purezza assoluta da ogni sozzura, errore, e dimenticanza è comprovata: il Messaggero, al-Zahrāʾ e i dodici Imam.

1. Il Messaggero e al-Zahrāʾ (la pace su entrambi)

  • Il nobilissimo Messaggero Muḥammad ibn ʿAbd Allāh () (53 A.H. prima dell’Egira–11 A.H. / 570–632 d.C.): sigillo dei profeti e degli inviati, e padre di Fāṭima al-Zahrāʾ (). Suo padre: ʿAbd Allāh ibn ʿAbd al-Muṭṭalib (A); sua madre: Āmina bint Wahb (A). Nelle tradizioni della Famiglia del Profeta () è comprovato che egli morì martire per il veleno che gli era stato somministrato, e fu sepolto a Medina l’illuminata.

  • La Signora Fāṭima al-Zahrāʾ () (8 A.H. prima dell’Egira–11 A.H. / 614–632 d.C.): parte del Messaggero, figlia di Muḥammad ibn ʿAbd Allāh () e sposa dell’Imam Alì (). Suo padre: il Messaggero di Allah Muḥammad ibn ʿAbd Allāh (); sua madre: la Madre dei credenti Khadīja bint Khuwaylid (A). Ella () morì martire, oppressa, per le ferite riportate a causa dell’aggressione e dei dolorosi eventi seguiti alla morte del Messaggero () di pochi mesi; morì a Medina l’illuminata e fu sepolta in segreto, sicché non si conosce con esattezza il luogo della sua tomba.

2. I dodici Imam (la pace su di loro)

Sono gli esecutori testamentari sui quali il Messaggero () si è pronunciato per testo in tradizioni continue e concordi; li presentiamo qui nel loro ordine, con le loro righe biografiche:

  • L’Imam Alì ibn Abī Ṭālib () (23 A.H. prima dell’Egira–40 A.H. / 599–661 d.C.): Principe dei credenti, esecutore testamentario del Messaggero di Allah () e sua porta. Suo padre: Abū Ṭālib ibn ʿAbd al-Muṭṭalib (A) (circa 85 A.H. prima dell’Egira–3 A.H. prima dell’Egira / circa 539–619 d.C.); sua madre: Fāṭima bint Asad (A). Morì martire ucciso di spada per mano di ʿAbd al-Raḥmān ibn Muljam (morto nel 40 A.H. / 661 d.C.) nel suo miḥrāb, e fu sepolto a Najaf la nobile.

  • L’Imam al-Ḥasan ibn ʿAlī al-Mujtabā () (3–50 A.H. / 625–670 d.C.): il nipote maggiore e quarto delle Genti del Mantello. Suo padre: l’Imam Alì ibn Abī Ṭālib (); sua madre: la Signora Fāṭima al-Zahrāʾ (). Morì martire per il veleno che gli fu somministrato, e fu sepolto al Baqīʿ a Medina l’illuminata.

  • L’Imam al-Ḥusayn ibn ʿAlī il martire () (4–61 A.H. / 626–680 d.C.): il nipote minore e quinto delle Genti del Mantello. Suo padre: l’Imam Alì ibn Abī Ṭālib (); sua madre: la Signora Fāṭima al-Zahrāʾ (). Morì martire per il taglio della sua nobile testa nell’evento di al-Ṭaff per mano dell’esercito di Yazīd ibn Muʿāwiya, e fu sepolto a Karbalāʾ la santa.

  • L’Imam Alì ibn al-Ḥusayn al-Sajjād () (38–95 A.H. / 659–713 d.C.): l’Ornamento degli adoratori (Zayn al-ʿĀbidīn). Suo padre: l’Imam al-Ḥusayn ibn ʿAlī (); sua madre: la Signora Shāh Zanān (A) (Ghazāla). Morì martire per il veleno per opera di al-Walīd ibn ʿAbd al-Malik (50–96 A.H. / 668–715 d.C.), e fu sepolto al Baqīʿ a Medina l’illuminata.

  • L’Imam Muḥammad ibn ʿAlī al-Bāqir () (57–114 A.H. / 676–733 d.C.): colui che fende la scienza dei profeti. Suo padre: l’Imam Alì ibn al-Ḥusayn al-Sajjād (); sua madre: la Signora Fāṭima bint al-Ḥasan (A) (Umm ʿAbd Allāh). Morì martire per il veleno somministratogli da Hishām ibn ʿAbd al-Malik (72–125 A.H. / 691–743 d.C.), e fu sepolto al Baqīʿ a Medina l’illuminata.

  • L’Imam Jaʿfar ibn Muḥammad al-Ṣādiq () (83–148 A.H. / 702–765 d.C.): capo della scuola e rinnovatore della Legge. Suo padre: l’Imam Muḥammad ibn ʿAlī al-Bāqir (); sua madre: la Signora Umm Farwa bint al-Qāsim (A). Morì martire per il veleno per ordine di al-Manṣūr al-Dawānīqī (95–158 A.H. / 714–775 d.C.), e fu sepolto al Baqīʿ a Medina l’illuminata.

  • L’Imam Mūsā ibn Jaʿfar al-Kāẓim () (128–183 A.H. / 745–799 d.C.): il monaco della casa di Muḥammad e l’assiduo della lunga prosternazione. Suo padre: l’Imam Jaʿfar ibn Muḥammad al-Ṣādiq (); sua madre: la Signora Ḥamīda al-Muṣaffāt la maghrebina (A). Morì martire per il veleno nella prigione di al-Sindī ibn Shāhik per ordine di Hārūn al-Rashīd (149–193 A.H. / 766–809 d.C.), e fu sepolto a al-Kāẓimiyya a Baghdad.

  • L’Imam Alì ibn Mūsā al-Riḍā () (148–203 A.H. / 765–818 d.C.): lo straniero di Ṭūs e il garante del Paradiso. Suo padre: l’Imam Mūsā ibn Jaʿfar al-Kāẓim (); sua madre: la Signora Najma (A) (Tuktam). Morì martire per il veleno somministratogli nell’uva e nella melagrana per ordine del califfo abbaside al-Maʾmūn (170–218 A.H. / 786–833 d.C.), e fu sepolto a Mashhad, a Ṭūs.

  • L’Imam Muḥammad ibn ʿAlī al-Jawād () (195–220 A.H. / 811–835 d.C.): la porta delle grazie e il più giovane degli Imam al momento dell’imamato. Suo padre: l’Imam Alì ibn Mūsā al-Riḍā (); sua madre: la Signora Sabīka (A) (al-Khayzurān). Morì martire per il veleno somministratogli dalla sua sposa Umm al-Faḍl su istigazione di al-Muʿtaṣim l’abbaside (179–227 A.H. / 796–842 d.C.), e fu sepolto a al-Kāẓimiyya a Baghdad.

  • L’Imam Alì ibn Muḥammad al-Hādī () (212–254 A.H. / 827–868 d.C.): l’uomo di dignità, di pietà e di purezza. Suo padre: l’Imam Muḥammad ibn ʿAlī al-Jawād (); sua madre: la Signora Samāna la maghrebina (A). Morì martire per il veleno per ordine di al-Muʿtazz l’abbaside (232–255 A.H. / 847–869 d.C.), e fu sepolto a Samarra.

  • L’Imam al-Ḥasan ibn ʿAlī al-ʿAskarī () (232–260 A.H. / 846–874 d.C.): il padre del salvatore dell’umanità. Suo padre: l’Imam Alì ibn Muḥammad al-Hādī (); sua madre: la Signora Ḥadīth (A) (Salīl). Morì martire per il veleno somministratogli da al-Muʿtamid l’abbaside (229–279 A.H. / 844–892 d.C.), e fu sepolto a Samarra.

  • L’Imam Muḥammad ibn al-Ḥasan al-Mahdī () (che Allah affretti il suo avvento) (255 A.H. / 869 d.C.–vivente e occultato): il Qāʾim atteso e la Prova che rivendica il sangue dei profeti. Suo padre: l’Imam al-Ḥasan ibn ʿAlī al-ʿAskarī (); sua madre: la Signora Narjis (A). Egli è l’Imam vivente atteso, celato per ordine di Allah affinché riempia la terra di equità e di giustizia dopo che sarà stata riempita di ingiustizia e di sopruso.


3. Gradi e struttura della Famiglia del Profeta (la differenza tra l’infallibilità maggiore e quella acquisita)

Per comprendere il resto dell’albero benedetto della profezia occorre sapere che «Ahl al-Bayt» comprende diverse cerchie e diversi gradi.

1. L’infallibilità maggiore contro l’infallibilità minore

  • L’infallibilità maggiore (essenziale): è il rango esclusivo dei quattordici infallibili; è un sostegno divino e una purificazione ontologica che impedisce il verificarsi, intenzionale o involontario, dell’errore e del peccato, dalla nascita fino alla morte, e rende chi la possiede una prova divina assoluta.

  • L’infallibilità minore (acquisita): è un grado sublime di pietà e di scrupolo che l’uomo raggiunge con il suo sforzo spirituale e con l’assoluta obbedienza all’infallibile (), sicché sviluppa in sé una disposizione dell’anima che lo trattiene dal peccato, pur essendo per lui possibile la dimenticanza, e pur non avendo un testo che gli conferisca la guida divina.

  • Le persone dei ranghi elevati (A): in questo grado rientrano personalità illustri come la Signora Zaynab la maggiore (5–62 A.H. / 626–682 d.C.), Abū al-Faḍl al-ʿAbbās (26–61 A.H. / 647–680 d.C.) e Alì al-Akbar (circa 33–61 A.H. / circa 653–680 d.C.) (la pace su di loro), e gli altri figli degli illustri Imam. Costoro appartengono alla Famiglia del Profeta nel senso della discendenza e del modello; il loro rango presso Allah è grandissimo, e ci rivolgiamo a loro con «la pace su di loro» in onore del loro impegno e della loro scienza — come la scienza infusa acquisita dalla Signora Zaynab — ma essi non sono tra le quattordici Prove.

2. I sādāt (la discendenza genealogica)

Sono i discendenti della Famiglia del Profeta e la loro stirpe estesa attraverso le epoche, dalla progenie dell’Imam Alì e della Signora Fāṭima (). Ad essi la Legge riserva ogni onore, amore e rispetto in omaggio al Messaggero di Allah () e in ottemperanza al suo testamento di custodire la sua discendenza. Ma essi sono esseri umani come il resto della gente nel dovere e nella responsabilità: non possiedono infallibilità né autorità legislativa; anzi, il loro peccato è raddoppiato e la loro ricompensa è raddoppiata per il rango della loro genealogia e per la loro nobile vicinanza.


4. I ranghi e le virtù della Famiglia del Profeta (A) nel sistema dimostrativo

Le prove del merito della Famiglia del Profeta (la pace su di loro) non si fermano a un solo testo, ma le dimostrazioni si integrano a formare un sistema coeso che comprova il loro rango particolare nella guida, nella sequela, nell’autorità religiosa e nella superiorità sul resto delle creature.

1. Le prove dal nobile Corano

  • Il versetto della purificazione (la prova della purezza assoluta):

«Allah non vuole altro che allontanare da voi ogni sozzura, o gente della Casa, e purificarvi interamente.» (al-Aḥzāb: 33)

Lo strumento di restrizione «innamā» (non altro che) indica una volontà ontologica divina che ha ristretto la rimozione della «sozzura» — cioè i peccati, l’errore e la dimenticanza — a questi puri; ed è la prova dell’infallibilità.

  • Il versetto dell’amore (l’aver posto il loro amore come ricompensa del messaggio):

«Di’: Non vi chiedo per questo alcuna ricompensa, se non l’amore per i parenti prossimi.» (al-Shūrā: 23)

Questo versetto non presenta l’amore dei parenti prossimi come un sentimento facoltativo, ma lo lega alla ricompensa del messaggio. Ed è noto che il Profeta () non chiede una ricompensa personale per sé, poiché la sua ricompensa è presso Allah; dunque ciò indica che l’amore per i parenti prossimi è un beneficio che torna alla comunità stessa, perché amarli è la via per custodire la religione e per legarsi alle fonti della guida. Se fosse un mero affetto familiare, non sarebbe stato posto come ricompensa dell’ultimo messaggio; ciò che si intende è un amore che conduce alla sequela e alla sottomissione.

  • Il versetto della walāya (la prova dell’autorità religiosa e direttiva):

«Il vostro walī è soltanto Allah, il Suo Messaggero e coloro che credono, che eseguono la preghiera e versano l’elemosina mentre sono inchinati.» (al-Māʾida: 55)

Il versetto ha ristretto la walāya in un’unica linea continua, che va dall’autorità di Allah e del Suo Messaggero fino al credente che ha fatto l’elemosina mentre era inchinato; e ciò che si intende è un’autorità religiosa direttiva, non un semplice affetto generale. Il versetto scese riguardo all’Imam Alì ibn Abī Ṭālib () quando fece l’elemosina del suo anello mentre era inchinato.

  • Il versetto della maledizione reciproca (mubāhala) (la prova della superiorità e della parità spirituale):

«Di’: Venite, chiamiamo i nostri figli e i vostri figli, le nostre donne e le vostre donne, noi stessi e voi stessi.» (Āl ʿImrān: 61)

Ha posto l’Imam Alì al rango di «sé stesso» del nobilissimo Messaggero, e ha ristretto i figli ad al-Ḥasan e al-Ḥusayn e le donne a Fāṭima: è un’indicazione decisiva della piena superiorità, poiché, se nella comunità vi fosse stato qualcuno migliore di loro, il Profeta avrebbe compiuto la mubāhala con lui.

  • Il versetto della benedizione sul Profeta e sulla sua Famiglia (l’associazione nel culto quotidiano):

«In verità Allah e i Suoi angeli benedicono il Profeta. O voi che credete, benedite anche voi su di lui e invocate la pace su di lui.» (al-Aḥzāb: 56)

E il Profeta () ha spiegato come si benedica su di lui, e fu:

«O Allah, benedici Muḥammad e la Famiglia di Muḥammad.»

Questa associazione ripetuta nella preghiera quotidiana è una prova della specificità del loro rango, e del fatto che la «Famiglia» qui è un titolo di elezione e di continuità della guida, la cui esaltazione è espressamente comandata.

  • Il versetto del nutrire il cibo (il rango della sincerità):

«E porgono il cibo, pur amandolo, al povero, all’orfano e al prigioniero. * Vi nutriamo solo per il volto di Allah.» (al-Insān: 8-9)

È una documentazione coranica della loro assoluta sincerità e della loro pietà, che ha oltrepassato i limiti dell’ordinaria azione umana.

  • Il versetto di coloro che detengono l’autorità:

«Obbedite ad Allah, obbedite al Messaggero e a coloro di voi che detengono l’autorità.» (al-Nisāʾ: 59)

Esso implica l’obbligo dell’obbedienza assoluta, subordinata all’obbedienza agli infallibili.

2. Le prove dalle tradizioni diffuse e continue

  • L’hadith dei due pesi (l’autorità infallibile): il Messaggero di Allah () disse:

«Lascio tra voi i due pesi: il Libro di Allah e la mia discendenza, la mia Famiglia; finché vi atterrete a entrambi non vi svierete mai dopo di me, ed essi non si separeranno finché non mi raggiungeranno al bacino.»

Questo è un testo decisivo che comanda di seguirli e di attenersi a entrambi come garanzia assoluta contro lo sviamento.

  • L’hadith di Ghadīr (la proclamazione pubblica della walāya): egli () disse a Ghadīr Khumm, dopo il Pellegrinaggio dell’Addio, davanti alle folle:

«Di chi io sono il patrono (mawlā), questo Alì ne è il patrono.»

E questa proclamazione fu legata alle sue parole:

«Non sono forse più prossimo ai credenti di loro stessi?»

Sicché il significato della walāya qui divenne una continuazione dell’autorità legislativa e direttiva del Profeta, non una semplice amicizia passeggera.

  • L’hadith della nave (la restrizione della salvezza): egli () disse:

«Ecco, l’esempio della mia Famiglia tra voi è come l’arca di Noè: chi vi sale si salva e chi ne resta indietro annega.»

È una prova evidente della restrizione della sicurezza spirituale al loro movimento e alla loro guida.

  • L’hadith del rango (la vicinanza di grado): egli () disse all’Imam Alì:

«Tu sei rispetto a me come Aronne rispetto a Mosè, salvo che dopo di me non vi è profeta.»

Se dunque si esclude la profezia, restano le indicazioni del vizierato, del soccorso, della successione e dell’autorità generale nel rango fondamentale di Alì ().

  • La virtù di Fāṭima al-Zahrāʾ (A) (il metro del compiacimento e dell’ira): egli () disse:

«Fāṭima è parte di me: chi la fa adirare fa adirare me.»

Non è possibile in assoluto legare l’ira di una persona all’ira del Profeta e alle sue prese di posizione, se non quando l’infallibile è nel più alto grado di purezza e di rettitudine, tale che la sua ira non possa scaturire dalla passione o dall’errore.

  • La virtù di al-Ḥasan e al-Ḥusayn (A) (l’imamato della guida): egli () disse:

«Al-Ḥasan e al-Ḥusayn sono i due signori dei giovani del Paradiso.»

E disse anche:

«Al-Ḥasan e al-Ḥusayn sono due Imam, sia che si levino sia che restino seduti.»

Questi due testi comprovano il loro imamato attivo nella custodia della religione, sia con la tregua sia con il martirio.

  • L’hadith della città della scienza:

«Io sono la città della scienza e Alì ne è la porta.»

È un testo esplicito sulla superiorità e sull’eccellenza conoscitiva.

3. Le dimostrazioni razionali e storiche

  • La dimostrazione razionale dall’associazione della discendenza al Corano: l’hadith dei due pesi stabilisce una dimostrazione razionale dell’infallibilità. Il Corano è un libro infallibile che il falso non raggiunge; e poiché la discendenza è associata ad esso e non se ne separerà mai, se l’errore o lo sviamento fosse per loro possibile, il Profeta avrebbe comandato di attenersi a chi potrebbe sviarsi, il che è impossibile. Dunque l’associazione della discendenza al Corano è una prova della loro purezza e della loro infallibilità nell’esposizione.

  • La dimostrazione razionale dalla necessità della custodia dopo il sigillo della profezia: poiché Muḥammad () è il sigillo dei profeti e dopo di lui non vi è nuova rivelazione, la saggezza divina esige che la comunità non sia lasciata senza un’autorità infallibile che custodisca la religione dalla falsificazione e dalla falsa interpretazione. Come la saggezza ha esatto l’invio del Profeta per esporre la rivelazione, così esige l’esistenza di una continuità pura e infallibile che ne custodisca l’esposizione: è un rango che non si fonda sulla maggioranza, ma sul testo, sull’infallibilità e sulla scienza.

  • La dimostrazione dalla realtà storica e scientifica: osservando la biografia della Famiglia del Profeta (la pace su di loro), troviamo che essi si distinsero per scienza, scrupolo, fermezza e sacrificio: l’Imam Alì fu la porta della scienza, l’Imam al-Ḥasan antepose l’interesse della religione nella sua tregua, l’Imam al-Ḥusayn offrì sé stesso per rifiutare la deviazione, al-Bāqir e al-Ṣādiq diffusero le scienze della Legge, e gli altri Imam affrontarono la prigione e il veleno senza compromessi; ciò comprova che la loro elezione è una realtà pratica testimoniata dalle loro biografie pure.


5. Confutazione dell’obiezione del rango razziale

Alcuni pretendono che l’anteporre la Famiglia del Profeta () risalga a una logica di «razza, geni ed eredità tribale familiare». I ricercatori della comunità hanno smontato questa obiezione con dimostrazioni coese che negano dalla radice l’impronta razziale:

  • La dimostrazione della distinzione all’interno della discendenza diretta: se il rango fosse razziale, sarebbe comprovato per ogni portatore dei geni; ma il nobile Corano mostra con chiarezza l’esclusione di individui dalla discendenza dei profeti per la loro non rettitudine, come il figlio del profeta di Allah Noè:

«Egli non è della tua famiglia: è un atto non retto.» (Hūd: 46)

  • Il modello di Caino e Abele: sono due fratelli germani, direttamente dal lombo del profeta di Allah Adamo (), e portano lo stesso sangue e la stessa origine. Ciononostante, Allah accettò da Abele per la sua pietà:

«Allah accetta solo da coloro che Lo temono.»

mentre Caino perì per la sua invidia e la sua ingiustizia:

«Lo uccise e divenne uno dei perdenti.» (al-Māʾida: 30)

  • Il modello di Giuseppe e dei suoi fratelli: sono tutti figli di Giacobbe e di un’unica origine, ma l’elezione, la profezia e l’infallibilità furono di Giuseppe () e non dei suoi fratelli, che caddero nell’errore, nell’ingiustizia e nell’invidia; ciò chiarisce che il criterio del Cielo è l’idoneità dell’anima e dello spirito e la pietà essenziale.

  • Il modello del Profeta (S) e di Abū Lahab (circa 79 A.H. prima dell’Egira–2 A.H. / circa 549–624 d.C.): appartengono allo stesso lombo e allo stesso grembo tribale hashimita, eppure Abū Lahab fu maledetto nel Corano per la sua opera corrotta, mentre Salmān il Persiano (morto nel 36 A.H. / 656 d.C.) fu avvicinato per la sua pietà, e di lui fu detto:

«Salmān è dei nostri, della Famiglia.»

In sintesi: la parentela pura, come recipiente, Allah l’ha scelta come contesto e origine per gli eletti; ma la causa piena e determinante del loro primato è la loro scienza, la loro infallibilità e la loro pietà assoluta, per cui si distinsero dal resto degli uomini.


Sintesi e conclusione

L’insieme di queste prove comprova che le virtù della Famiglia del Profeta (la pace su di loro) non sono virtù parziali e disperse, ma un edificio integrato: il Corano ha comprovato la loro purezza, l’amore per loro, la loro walāya e la specificità della loro vicinanza; il Profeta () ha comandato di attenersi a loro, li ha associati al Corano, ha proclamato la walāya di Alì () e ha chiarito il rango di Fāṭima, di al-Ḥasan, di al-Ḥusayn e degli Imam dopo di loro (la pace su di loro); la ragione giudica necessaria l’esistenza di un custode infallibile; e la storia testimonia i loro sacrifici unici e la loro luminosa biografia.

Su questa base, risulta chiaro che la loro superiorità scaturisce dai testi della rivelazione e dall’esplicito delle tradizioni, e che seguire la Famiglia del Profeta (la pace su di loro) e sottomettersi alla loro parola e alla loro azione è un comando divino legislativo diretto la cui ottemperanza è obbligatoria, come ha chiarito il versetto dell’amore:

«Di’: Non vi chiedo per questo alcuna ricompensa, se non l’amore per i parenti prossimi.»

Questa sequela non è una preferenza emotiva né un fanatismo di parentela, ma è nella sua verità e nella sua sostanza una sequela di Allah e del Messaggero; perché la loro obbedienza è una continuazione dell’obbedienza al Profeta (), associata all’obbedienza ad Allah, l’Altissimo, e all’assoluta sottomissione alla Sua volontà e alla Sua guida.

Ahl al-Bayt (A) non è un'etichetta familiare generica, ma un titolo di elezione, di purezza e di autorità del messaggio, che il Profeta (S) ha unito al Corano.